lunedì 15 agosto 2011

Cristo Pantocratore

Il mio primo corso di iconografia è stato nel luglio del 2005, presso il Convento della Congregazione di San Giuseppe a Milano in zona Niguarda.
Ho realizzato l'icona del Cristo Pantocratore, dal greco pantocrator, significa “Colui che sostiene in se tutte le cose”, è una raffigurazione di Gesù tipica dell'arte bizantina. E' l’espressione dell’epifania del Dio trascendente che ha assunto fattezze umane. Cristo appare come “Colui che dà vita all’essere”, il Signore della vita, l’Onnipotente, il Rex mundi.

E' raffigurato a mezzo busto, con le tre dita della mano destra levate nell'atto di benedire, mentre la sinistra regge un libro aperto o chiuso, simbolo della Sua Legge. Il testo evangelico simboleggia il giudizio divino sul mondo, mentre la mano benedicente indica la misericordia divina incarnata nel Verbo.
Un profondo simbolismo è sotteso alla mano benedicente, infatti questo gesto rivela la divino-umanità di Cristo: le dita incrociate formano l’anagramma di Gesù (IC) Cristo (XC).

Nel volto del Pantocratore si esprime una sconfinata misericordia, un amore doloroso ed appassionato per l’uomo, che lo spinge a morire in croce per ricondurre al Padre l’intera creazione, affinché essa possa partecipare della vita divina. Nell’icona di Cristo noi possiamo contemplare, nei sembianti del Verbo di Dio incarnato, il Mistero stesso dell’incarnazione. La rappresentazione riunisce in sé la forza (il collo rigonfio, segno della presenza dello Spirito Santo che riposa nel Verbo) e una dolcezza infinita che si esprime nello sguardo: Cristo è insieme il Signore e il prototipo dell’umanità trasfigurata.

Le vesti del Cristo sono il  mantello (hymation) e la tunica (chitone) che porta due bande laterali che si sviluppano per la lunghezza dell’abito: il clavo.

I colori delle vesti del Cristo hanno sempre un significato simbolico: il rosso della tunica (il colore degli imperatori) esprime la signoria di Cristo sul mondo e indica la regalità della natura divina, mentre il manto blu indica l’umanità di cui Cristo si riveste nell’Incarnazione. Il clavo dorato esprime la separazione della natura terrena da quella celeste.
Lo sfondo, generalmente dorato, rappresenta la luce increata di Dio, in cui Cristo-Uomo è immerso. Il capo è circonfuso di un nimbo, anch’esso d’oro, ed è il simbolo della luce divina irradiata da Cristo-Dio.

Chissà quanti di voi sono interessati all'iconografia e vorrebbero iniziare a scrivere un icona, ma c'è sempre qualcosa che vi frena, la mancanza di tempo, i soldi, la paura di non farcela e via dicendo, non posso certo convincervi con chissà quali parole, la decisione spetta a voi, io posso solo raccontarvi cosa è successo a me, come sono approdata nel mondo dell'iconografia bizantina lo racconto in "perché un blog", che vi consiglio di leggere.

La guida del corso era il maestro iconografo Giovanni Raffa del Laboratorio Iconografico ”Lo Scriptorium” di San Sisto (Perugia), tutti i corsi del maestro sono articolati su due livelli:
  • un corso introduttivo, per allievi alla prima esperienza iconografica, che solitamente realizzano l’icona del Cristo Pantocratore
  • un corso intermedio, per allievi che hanno già maturato esperienza con altri corsi. Per loro era prevista la realizzazione dell’icona della Vergine con Bambino del tipo “della tenerezza”
Io rientravo appunto nel primo caso essendo alla prima esperienza, ma c'era anche qualcuno che faceva il corso intermedio perché nel 2004 era stato organizzato il primo corso di iconografia e il Pantocrator lo avevano già realizzato.

Ero un po' titubante non sapevo cosa aspettarmi e da subito capii che, contrariamente a ciò che pensavo, di icone ne sapevo ben poco, non solo, non riuscivo a capire il perché di quelle figure così schematiche e soprattutto non immaginavo come da un colore così scuro, il famoso verdaccio realizzato con il pigmento "terra verde brentonico", potesse poi affiorare un volto luminoso.

Il primo corso poi è interessantissimo perché ti forniscono la tavola grezza non gessata e una serie barattolini con i pigmenti dei colori base. La tavola va levigata per bene e poi gessata con la colla di coniglio così si apprendono tutte le fasi della gessatura.  Una volta asciutto il gesso va nuovamente levigato con la pietra pomice e infine con carta vetrata finissima.

Ti viene fornita anche una scheda con lo schema/disegno dell'icona che devi realizzare, il disegno viene poi trasportato sulla tavola gessata utilizzando l'antico metodo del ricalco, ovvero si cosparge il retro del disegno con un batuffolo di cotone e il pigmento rosso ercolano, il disegno viene poi appoggiato sulla tavola e si procede al ricalco ripassando le linee del disegno con una penna. L'effetto è sorprendente, appare una grafia rosso sanguigna sulla tavola, grafia che viene poi ripassata con un pennello sottilissimo e del pigmento miscelato con un'emulsione all'uovo. Le icone si dipingono, o meglio si scrivono, con una emulsione formata da tuorlo di uovo, vino e di essenza di lavanda. Sono simboli rispettivamente: della risurrezione di Gesù, anticamente infatti la risurrezione veniva paragonata al pulcino che spezza il guscio ed esce dall’uovo; del sacrificio, dove Gesù offre il vino dicendo che è il suo sangue;  del profumo, come ricordo dell’unzione con un balsamo da 300 denari di Maria Maddalena a Betania, segno della dedizione completa dell’uomo al mistero di Dio. 

Il passaggio successivo è la doratura, è indispensabile circoscrivere la parte che verrà dorata, ad esempio volendo fare solo l'aureola deve essere incisa con il compasso usando due punte d'acciaio, tutta la parte da dorare deve essere trattata con un'apposita missione che cambia in base al tipo di doratura che si vuole fare: a decalco o a Bolo (i principianti come me iniziano ovviamente con il decalco). Sulla superficie si passa due volte una missione detta anche turapori fatta con gommalacca decerata e alcool al 95°. Una volta asciugato il turapori si mette la missione ad olio che asciuga perfettamente in circa tre ore, nel frattempo che asciuga si prosegue nello studio dei particolari dell'icona allenandosi su fogli con la grafia e gli schiarimenti. Dopo tre ore l'aureola è pronta per essere dorata e qui viene il bello, ci vuole mano ferma e sicura per procedere ad applicare i foglietti d'oro sull'aureola. Prima di prendere la mano è facile sprecare diversi foglietti perché basta un respiro troppo forte per far volare e arricciare il foglietto d'oro. 
A questo punto mi stavo già scoraggiando e mi sembrava troppo difficile ma poco alla volta sono giunta alla fine della mia doratura.
Conclusa la doratura si lascia asciugare almeno un'ora e poi si toglie l'oro in eccesso con un batuffolo di cotone, infine si procede a preservarlo ripassando nuovamente la gommalacca decerata.


L'aureola o nimbo, è segnata da una croce contenente delle lettere greche  che significano  “Io sono colui che è” (Es 3,14), il nome sacro di Dio in forma contratta.

L'iscrizione con il nome di Gesù  è posta ai lati, ed è scritta solitamente con il pigmento rosso. Sulla tavola troviamo infatti IC XC: che sono la prima e l’ultima lettera del nome di Gesù  IESUS e il suo titolo peculiare XRISTOS, la linea ondulata sopra IC XC indicano appunto questa contrazione.




Ora non sto qui a raccontarvi tutto il resto del procedimento perché altrimenti non finisco più, ma man mano che il lavoro procedeva mi rendevo conto che ero completamente affidata a Dio perché guidasse la mia mano e al maestro iconografo che mi introduceva a scoprirne i significati. 


Non possiedo più la mia prima icona perché insieme a mio figlio maggiore l'ho donata a don Pino, il sacerdote che lo ha sposato e seguito a partire dall'università. Purtroppo non avevo fatto alcuna fotografia perciò l'icona quì raffigurata e quella realizzata dal mio maestro Giovanni Raffa.

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